Storia  PIANO D'ORTA nel tempo

 

La storia di PIANO D’ORTA segue per molti versi quella della Ex Fabbrica Montecatini ,almeno per quanto riguarda i tempi moderni. Dal 1927 il nostro territorio, fino a quel momento in provincia di Chieti ,passa sotto la giurisdizione della nuova provincia di Pescara. Anticamente tutta la conca racchiusa tra il Colle Scandellaro,Colle Morto, Colle delle Civette,Colle del Duca e Colle San Bartolomeo ,insomma l’odierna Piano d’Orta ,non era altro che un immenso lago od acquitrinio. E’ quello che si evince dalle mappe Geologiche della Zona che parlano appunto di “Terreno alluvionale”. Da alcuni scavi eseguiti da personale dell’Università di Pisa  e da altri studiosi della Zona ,si è avuta certezza dell’esistenza del lago o acquitrinio,trovandosi tra i vari oggetti anche pesi e strumenti adatti solamente alla pesca. Gli uomini che abitavano la zona circa 3.000 – 4.000 anni or sono,erano individui che stanziavano in capanne  ubicate a ridosso di tale lago , ma non in modo stabile,si pensa invece a piccoli gruppi che stagionalmente si

 dedicavano appunto alla pesca. E’ da notare inoltre che fino a pochi anni fa ,veniva indicata come Contrada “Lago” la zona di Piano d’Orta a ridosso dell’attuale Centrale Elettrica dell’ENEL lungo la Via Tiburtina Valeria. Inoltre che tale zona fosse frequentata in qualche modo da antiche popolazioni lo dimostra anche il fatto che si sono trovate in C.da Scandellaro (a sinistra della Tiburtina Valeria andando in direzione verso Popoli,partendo dal Piazzale dell’ENEL fino ad arrivare a metà salita) e nei pressi della foce del Fiume Orta  (che si immette nel Pescara) lastre di pietra tombali ,monili ed altri oggetti funerari ,risalenti al periodo Italico, facenti parte di necropoli oramai sommerse o ricoperte da terriccio  alluvionale. I  Romani forse non si stabilirono mai con vere e proprie fortificazioni o “civitatule” nell’odierno territorio di Piano d’Orta ,ma alcuni storici affermano che la zona o almeno le colline che la circondano hanno ospitato ville di facoltosi uomini politici del tempo di Roma o delle più vicina Teate (l’odierna Chieti). Uno dei pochi siti di probabile interesse in questo senso ,sembra essere la zona collinare intorno all’attuale cimitero comunale. Sicuramente la Via Tiburtina Valeria attraversava la nostra zona ,non necessariamente seguendo il tracciato attuale,ne è testimonianza un antichissimo pilone di pietra ben costipata ,che trovasi ubicata all’interno dell’alveo del Fiume Orta a circa due chilometri dalla foce e raggiungibile mediante una comoda stradina pedonale in località Vado del Ceraso  (o Guado del Ciliegio) o ancora Ponte Vecchio d’Orta  o Ponte della Svoltata. Il primo vero insediamento di tipo stabile in zona però,è rappresentato dall’odierno nucleo abitato di Contrada FARA (dai locali comunemente chiamata Katanga) a cui si arriva seguendo la Via Provinciale Piano d’Orta-Torre dè Passeri e raggiunto il sottopassaggio Autostradale si devia a sinistra per raggiungere dopo circa 400 metri il nucleo abitato primordiale. Contrada Fara anticamente FARA AMBRILIAE come ci tramanda il Cronicon Casauriense fu fondata come le altre Fare in Abruzzo ,dai popoli Longobardi discesi in Italia a seguito della caduta dell’Impero Romano. 

Nel Chronicon Casauriense col.890 in riferimento all'anno 1136, leggiamo : Faram de Ambriliae, Ecclesiam S. Mariae de Pesele... ed ancora... anno 1301  ecclesia S. Marie de fare cum Parochia sua...  di queste Chiese o cappelle non è rimasto nulla, non sono rinvenibili nemmeno toponimi nella zona.

Nel Diploma di Carlo I° D'Angiò, dato ad Alife il 05.10.1273 , che divideva il Giustizierato d'Abruzzo in due : cioè " Ultra e citra flumen Piscaria", troviamo : "Mons Sillulus (Musellaro)... Boloyanum s. Clementis           ( Bolognano)... Fara s. Clementis ( attuale FARA di BOLOGNANO )... Insula s. Clementis (l'Isola di Casauria)..., quale località in Thete Maiori .

Nei pressi di Fara ,tra l’attuale cimitero Comunale e l’Antica Fara Ambriliae è ancora visibile un antico monastero ,oggi ristrutturato ed adibito a semplice abitazione che trovasi in località  Masere o Macerie ,dal ritrovamento di alcune lapidi e pietre lavorate trasportate dai proprietari nell’attuale area del Castello Gizzi di Torre dè Passeri .

Per i Pianodortesi però,il primo nucleo riconosciuto abitato per la storia della cittadina ,è quello dell’attuale Frazione o Contrada BUSCESI in dialetto “Li-Uscise” ;

la tradizione locale vuole proprio che un uomo o famiglia di Buscesi (abitanti del vicino comune di Bussi sul Tirino) fossero i primi ad impiantarsi in questa Nostra zona ,ubicata al di là dell’attuale area Ex Montecatini ,dal lato opposto alla Via Nazionale forse perché punto di passaggio obbligato per viandanti e diligenze che dovevano attraversare il Fiume Orta per passare nel territorio di San Valentino in A.C.. Poi la svolta ,l’accelerazione data ai primi del ‘900 dall’impianto chimico della fabbrica Montecatini . E forse a causa della presenza di tale struttura ,che Piano d’Orta subì durante le due guerre mondiali Trentasei bombardamenti :

1° guerra mondiale 15 / 18 :quelli più anziani ricordano che un piccolo velivolo,riuscì a sganciare un ordigno (bomba) per colpire o il ponte sul Fiume Orta o la fabbrica già in produzione ,fortunatamente fu colpito il solo letto del Fiume Orta nei pressi dell’attuale distributore Agip.

2° guerra mondiale  : Piano d’Orta viene bombardata 36 (trentasei volte) ed a subire i danni più disastrosi è proprio il complesso chimico. I tedeschi, che avevano occupato e gestivano la fabbrica, avevano il loro comando alla Via Provinciale per Torre dè Passeri, al Piano Primo dell'abitazione di Legnini Francesco.

Durante questi bombardamenti ,la popolazione era solita rifugiarsi nelle grotte naturali esistenti nelle pareti rocciose delle gole del Fiume Orta.

Finita la guerra ,la ripresa  della produzione industriale,le lotte sindacali,i primi scioperi a livello Nazionale ; pian piano lo smantellamento ,e la definitiva chiusura nel 1966. La Montecatini ,l’area di risulta di questa fabbrica ,per il Pianodortese di oggi è lo specchio della storia ,della sua storia, e l’odore che ancora emana la pirite ,questo elemento in polvere che viene scartato dalla lavorazione del ferro e che ancora abbonda e di tanto in tanto fa capolino in mezzo agli scavi delle nuove costruzioni che si innalzano verso il cielo all’interno dell’antica fabbrica ,è l’ossigeno della vita è la gioia di andare avanti a testa alta nella dura lotta del quotidiano.

Una delle particolarità più attraenti del nostro paese è la sua posizione geografica all’interno della Valle dell’Orta ,una delle più belle vallate dell’Appennino.

La Vallata del Fiume Orta ,tra le alte pareti della Maiella e del Morrone , da 1.300 metri d’altezza ,con un pendio del 4% va a sboccare dopo 25 Km. nel Fiume Pescara .

Una vallata di grande interesse turistico,di traffici e di bellezze naturali.

La vallata è segnata dall’alveo del Fiume Orta ,il cui nome sembra linguisticamente derivare dall’umbro urtas,plurale ortae-sorgentes (latino ortus , us , sorgente,il nascere, il sorgere).

Il fiume nasce dal Monte Amaro e scorre nel versante occidentale della Maiella ricevendo nel primo tratto il tributo di numerosi altri rivoli e torrenti.

La valle dell’Orta per la sua particolare posizione geografica ,interna ma non isolata ,fu senza dubbio un luogo ideale per l’insediamento umano fin dai tempi antichi.

Alcuni ritrovamenti di antiche  tracce dell’uomo hanno confermato la sua stabile presenza nel nostro territorio.

dal     QUADERNO  n.17   dell’ ASTRA (Associazione per lo studio delle tradizioni abruzzesi)

RESTI  DI  UN  INSEDIAMENTO  NEOLITICO  PRESSO  PIANO D’ORTA  (Pescara) di       Tomaso Di Fraia  

Lo spianamento a  mezzo ruspa di un’area edilizia lungo la strada provinciale nel tratto Torre dè Passeri –Piano d’Orta ,riportò alla luce nel 1972 alcuni lastroni di copertura di tombe italiche; inoltre il dott.Claudio De Pompeis,della Commissione per le ricerche preistoriche in Abruzzo,potè individuare una macchia subcircolare di terreno grigiastro ricco di cenere  e di manufatti ceramici e litici; tale area ,del diametro di circa 3 m.,era situata presso il ciglio Sud della Strada.

Malauguratamente un successivo intervento della ruspa,a più di 1,10 m di profondità dal piano di campagna ,l’avrebbe asportata del tutto.

In seguito alla segnalazione del ritrovamento,nel mese di Luglio 1973,la Soprintendenza alla Antichità di Chieti decise di effettuare un saggio di scavo che lo scrivente condusse per conto dell’Istituto di Antropologia e Paleontologia Umana dell’Università di Pisa ,con la collaborazione dell’Archeoclub di Pescara. Poiché il sito si rivelò più ampio e interessante del previsto,e non essendo stato sufficiente neppure un ulteriore rapido intervento dell’Archeoclub nell’agosto di quell’anno,si rese necessaria una seconda campagna quindicinale effettuata nell’estate 1974 sempre in stretta collaborazione tra gli Enti suddetti e con l’ausilio della dott. Gianna Giannessi.

Il luogo del ritrovamento è situato sulla riva destra del Pescara,da cui dista circa 300 m, a quota 135 m    s.l.m. ,in un’area immediatamente contigua,verso Sud-Est, alla strada che da Torre dè Passeri porta a Piano d’Orta , a circa 25 m da quest’ultima (Carta d’Italia I.G.M.,F° 146, IS.E.,Popoli).

Si tratta di un terreno in leggero declivio da Sud-Est verso Nord Ovest,che presenta un brusco salto di alcuni metri sul lato nordoccidentale della strada.    …omissis…  

 

dal              QUADERNO  n.  23   dell’ ASTRA     anno 1977

 (Associazione per lo studio delle tradizioni Abruzzesi)

  ANALISI  DELLE  PRESENZE  ARCHEOLOGICHE

 ( nel territorio di Bolognano- “Ponte Romano”) di  Caterina Di Nicola

  …omissis…

ville,fattorie e villaggi sparsi sul territorio di Bolognano erano connessi ad un tracciato viario che collegava la Claudia Valeria con il resto della vallata. Fortunatamente esplorazioni hanno permesso di evidenziare cospicue tracce di questo asse viario romano,rinvenute in particolare in località Fara,territorio di Bolognano dove,sulla confluenza dell’Orta nel Pescara,sono visibili i resti di un ponte,citato nel Chronicon Casauriense come pons marmoreus. La sua menzione è relativa infatti ad un documento dell’anno 1006 che riguarda la concessione a Senebaldo del fu Lupone e a i sui fratelli,Widone e Sifrido,di tutti i terreni posti tra i Fiumi Orta ,Lavino e Pescara . I possedimenti concessi dall’abate Gisleberto al solo Senebaldo si dicono confinanti con la via que pergit in fluvio Orta ad ipsum pontem marmoreum.

Attualmente l’antico PONTE  ROMANO è raggiungibile attraverso una stradina che, dalla Località PIANO D’ORTA ,porta all’imbocco della VALLE DELL’ORTA.  

   i resti del ponte romano sul Fiume Orta 

 RILIEVO  DEI  RESTI   PONTE  ROMANO  SUL  FIUME  ORTA   ( Clicca qui )

Il sentiero che conduce al Fiume ricalca, per alcuni tratti,un antico tracciato viario di cui sono visibili cospicue tracce.

Ben conservata è la costruzione costituita da pietre di media dimensione ,squadrate regolarmente ,disposte a filari regolari e la cui altezza segue l’andamento del terreno. La larghezza media della strada è di mt.2,90, almeno per il tratto relativo a Bolognano.

Il piano pavimentale presenta dei filari orizzontali di pietre,disposti a intervalli regolari di mt.2,20 che probabilmente avevano lo scopo di diminuire la pendenza. In alcuni punti si possono notare delle strutture murarie sul lato interno della strada ,con probabile funzione di terrazzamento. Seguendo questo tracciato viario si giunge a quello che resta dell’antico ponte romano.

Sono visibili due nuclei : il primo è appoggiato al versante sinistro della vallata ed è legato all’asse viario ; il secondo,molto meno conservato,è ubicato nell’alveo del fiume su un deposito di ghiaia di chiara formazione fluviale.

La parete sud del primo nucleo si presenta ben conservata . E’ costituita da un doppio paramento di pietre di piccola e media dimensione disposte a filari regolari e uniti da molta malta .E’ visibile ancora chiaramente la struttura ad arco che doveva ricollegarsi al secondo nucleo,realizzata con blocchi di pietra di grandi dimensioni squadrate,levigate e unite con abbondante malta.

Il secondo nucleo si presenta molto meno conservato. Ha una larghezza di mt.3,80 ed è caratterizzato da un conglomerato cementizio costituito da malta mista a ciottoli di fiume e da un paramento di pietre squadrate di medie dimensioni.

La porzione di arco conservatasi sulla parete ovest,l'accentuata inclinazione della parete est ,nonché la posizione nell’alveo del fiume ,porterebbero ad identificare questa struttura con il pilastro di scarico dei due archi sui quali poggiava il ponte.L’unico elemento a sfavore di tale ipotesi è l’assenza dell’ultima struttura del ponte,anche a causa della forza di erosione esercitata dal fiume.

La presenza del ponte e della strada ad esso connessa sono una chiara testimonianza dell’esistenza di un percorso romano che rappresentava l’asse di attraversamento dell’intera vallata.

Ricerche condotte direttamente sul territorio hanno permesso di individuare i resti di questa strada oltre che nella zona di Musellaro anche nell’intera piana del Luco, sul versante opposto alla vallata. I due territori erano collegati da un ponte ,topograficamente rintracciabile nel toponimo Ponte di Luco e di cui sono stati evidenziati i resti nel corso dei sopralluoghi.

E’ interessante notare come il Chronicon Casauriense attesti l’edificazione di un castello in  fara Ambriliae  , rintracciabile nell’attuale località PIANO D’ORTA ,quindi in posizione strategica rispetto alla viabilità.

Un atto dell’anno  975  ci permette di individuare i confini del planum Ambriliae che era compreso tra il Fiume Orta e l’Arolle , nella zona compresa tra l’attuale Colle Morto e la località Piano d’Orta.

E’ interessante notare il costante riferimento del cronista  alla FARA quale nucleo originario di AMBRILIA  che evidenzia un probabile insediamento Longobardo ,che si va a collocare presso i resti dell’abitato romano….omissis….

Fara Ambriliae , attuale  Contrada Fara, più comunemente conosciuta dagli abitanti della zona col nome di Katanga , località che si trova ubicata tra Piano d’Orta e Torre dè Passeri.  

CURIOSITA' su KATANGA : Katanga inoltre viene suddivisa a sua volta  dai residenti in tre zone distinte : (la prima e cioè l'ingresso alla stessa dalla Via Prov.le per Torre sino ad arrivare alle prime case "D'Olimpio" prende il nome di MALATESTA -"Malacoccia" in dialetto-); (la seconda, dalle case D'Olimpio fino alla casa del sig. "Trovarelli Pasquale" di Camillo, prende il nome di LUIGI ANELLI -"Giàniejio" in dialetto-); (la terza, dalla casa di Trovarelli Pasquale fino ad arrivare all'asse ferroviario Roma-Pescara, prende il nome di KATANGA)

Etimologia della zona detta di Colle Morto e Colle Scandellaro

Dal Libro “Miti,leggende e superstizioni dell’Abruzzo” di Giovanni Pansa  - 1924 – pag. 66 , Colle dei Morti, detto anche Colle Mortula, è una contrada fra Tocco Casauria e Bolognano, ove si rinvenne un vasto sepolcreto romano. L'origine del nome si spiega con questa curiosa leggenda: “ nei tempi antichi un esercito turchesco mosse contro Tocco Casauria, ed era così numeroso da fare spavento. I toccolani allora si raccomandarono a Sant’Eustachio, loro patrono, e si prepararono in pochi alla difesa. I turchi mossero all’assalto, ma Sant’Eustachio fece allora il miracolo. Agli occhi dei turchi l’esercito dei toccolani sembrava il doppio e il triplo di quello che in realtà era, mentre ai toccolani i turchi apparivano di scarsissimo numero.Onde i primi si avventarono come leoni e menarono strage degli assalitori. Il numero dei morti fu tale, che alla contrada rimase il nome di – Colle dei Morti-“)                                                                                            Altri storici fanno derivare il nome di questa contrada al tempo di Corradino di Svezia (che venne decapitato a Napoli il 20.10.1268 concludendo definitivamente la vicenda degli Hohenstaufen nell'Italia meridionale )        La storia ufficiale racconta che a Tagliacozzo, il 23 agosto1268  Corradino di Svezia, con 9.000 mercenari spagnoli, tedeschi, lombardi e toscani, affronta in battaglia Carlo d'Angiò, che dispone di 6.000 mercenari francesi, lombardi e pontifici, per il possesso del Regno di Napoli; la battaglia si risolve a sfavore di Corradino che viene poi decapitato a Napoli .Prima di questa battaglia Corradino si scontrò con l’esercito Franco-Pontificio a cui si era aggiunta la guarnizione del Conte di Manoppello in una campagna in agro di Bolognano . Vinse la battaglia e numerosi furono i morti. Da quel momento la contrada prese il nome di Colle dei Morti. Perciò stante a questa fonte storica il nome COLLE DEI MORTI o COLLE MORTO esiste come toponimo fin dall’anno 1268 . Bisogna infine rimarcare che al piede di Colle Morto o dei Morti, in direzione Piano d’Orta, esiste la Contrada detta SCANDELLARO. Secondo un’antica tradizione in quel luogo ci fu una battaglia cruenta dove furono “scannati” parecchi soldati. La parola scannato in dialetto venne storpiato in scannellaro e poi in scandellaro.