Storia di Bolognano

Positum est in loco quo nunc est super ripam fluminis Orta et murorum et turris edificio in oppidum fortitudinis communitum , permanente sibi antiquo nomine Belinjano , eo quod de Bononia , sicut aiunt , fuit primus ipsius cultor et abitator.

Dal « Liber instrumentorum seu chronicorum Monasterii casauriensis » più conosciuto dagli storici come CHRONICON CASAURIENSE il cui originale è depositato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi (Codex Parisinus Latinus  5411) . Scritto intorno all’anno 1182, questo Codice, la cui tradizione documentaria risale al IX secolo , con l’edificazione, ad opera dell’Imperatore  Ludovico II, del celebre Monastero della S.S. Trinità – poi detto di San Clemente a Casauria . Venne portato in Parigi dal Re di Francia Carlo VIII , dopo la sua sfortunata invasione del Regno napoletano, sul finire del secolo XV.

Con queste parole il Cronista casauriense ci descrive, sul finire del XII° Secolo, l’insediamento fortificato di Bolognano, del quale riconosce una più antica provenienza del nome, sostanzialmente diversa da quella di altri castelli, ai quali gli stessi abati di San Clemente a Casauria lo avrebbero assegnato. Ed è una descrizione, questa di Giovanni di Bernardo, di una certa efficacia, per chiarirci a quali situazioni urbanistiche, così complesse, si era pervenuti, non già nel XII° secolo, ma attorno all’anno 1014, allorché l’abate Ponzio operò una permuta di territori con il nobile Tresidio, verosimilmente discendente di Lupone di Ludegerio, mediante la quale il monastero di Casauria ottenne terre in Bolognano. Infatti, il Cronista, nella struttura sinottica del codice monastico cui attese, inserisce il pronunciamento descrittivo su Bolognano proprio in relazione alla documentazione del 1014. E che il toponimo, con l’insediamento, di Belonjano preesistesse a quest’ultimo anno ci è attestato da due documenti dell’872 e dell’873. Nel primo tale Ainardo, figlio del fu Mitione, alienò all’abate Romano del monastero di casauria, che stava per essere edificato, tutti i suoi beni in Vico Teatino, Caniano e Beloniano. Nel secondo Magelfredo, figlio del fu Formosiano, cedette a titolo di vendita allo stesso abate Romano terreni, coltivati e non, con selve, di 120 moggia, con case : “quante in presenti stare videntur in territorium teatinum in casalibus qui dicitur Beloniano, in Caniano et in Vico Teatino et in Paoni, et in Onutari et in civitate Teatina”, nonché con la porzione delle chiese che vi sono edificate. Ulteriori possedimenti in Beloniano il monastero acquisì nell’anno 880 da Adeltruda del fu Audoperto, con Aglerio suo marito. Ma un più sicuro assetto del dominio monastico si ebbe nel 969, durante l’abbaziato di Adamo I° , l’indiscusso protagonista dell’incastellamento nel I° secolo, allorché Lupone, figlio di Ludegerio, “quodam mobilissimo” come lo definisce il Cronista, riuscì a riottenere il monte di Paterno (attuale san Tommaso, frazione di Caramanico Terme), il piano di Ambrilia (attuale zona di Piano d'Orta e di Fara detta Katanga) nei pressi di Colle Morto  e il tenimento di Bolognano: “ qui sua violentia abstulerat prephato monasterio”. Di qui si perviene alle richiamate circostanze del 1014, laddove i beni di Presidio della fu Ote, che aveva avuti a sua volta da Lupone del fu Ludegerio, per effetto di permuta furono assegnati al monastero. E’ certo che qui si segna uno dei punti di massima influenza nella storia altomedioevale di Bolognano da parte del cenobio casauriense, visto ora quale principale protagonista delle vicende che sostanziarono il suo sviluppo futuro. Dall’anno 1020 al 1064 si registrano sette importanti donazioni di beni stabili da parte di privati abitanti a Bolognano a favore di san Clemente a Casauria. Nelle ultime due si segnalano le Chiese di santa Maria “ que est in vocabolo de Belonjano” e quella di San Salvatore “ cum terra et vinea et cum muris, libris, campanis, cellis et dotis”. Così configuratasi nella storia feudale casauriense, alla vicenda particolare di Bolognano, che si separerà dalla prima solo in epoca moderna, è da annettere l’ulteriore menzione del castello di Bulinnanum nel diploma di Ruggero II° re di Sicilia all’abate Oldrio di san Clemente a Casauria, dell’agosto 1140, quasi a coronamento di una lunga serie di contese fra il monastero e la feudalità locale normanna. Il re, infatti, con la concessione ai monaci dei tre castelli di Colleodoni, Casaleplano, e Bolognano, già occupati e usurpati dagli invasori Normanni nei decenni precedenti, intende riequilibrare una situazione politica fattasi certamente molto precaria per il monastero di casauria, con un particolare richiamo alle stesse condizioni di vita dei monaci, frutto, appunto, delle spoliazioni subite : “ Quorum quia inportuna res prefati monasterii in tantum imminuerat quod nec fratrum usibus necessaria iam supererant pauperum Christi indigentiam miserantes ab honoram et gloriam summe et individue Trinitatis eidem monasterio (….) in perpetuum habem habenda,possidenza, regia liberalitate tribuimus”. E, per quanto concerne Bolognano, tale assetto feudale, nell’ambito della sfera d’influenza casauriense, risulta con precisione delineato nella più importante catalogazione dei feudi normanni, che è il Catalogus Baronum : una delle fonti di maggior rilievo per la conoscenza della storia del regno di Sicilia tra il 1150 ed il 1168.  Fra i castelli tassati da Carlo d’Angiò nella guerra contro Corradino di Svezia, nel 1268, troviamo pure Bolognano, feudo del monastero casauriense, il che si registra pure in anno 1316.             ( nella intimazione, e tassa fatta dal Re Carlo a tutti i feudatari dell’anno 1279, troviamo che Baleniano tassato per quarta parte d’un feudo, è tenuto da Jacopo di Baleniano, da Gentile di Ruggieri, da Mainetto di Oderisio e da Pietro di Mainetto- A.L. Antinori libro Raccolta di Memorie Istoriche delle tre province degli Abruzzi – Tomo II°- Napoli 1782). Con la riduzione a commenda prelatizia dell’abbazia di san Clemente a  Casauria, verisimilmente avutasi nella prima metà del XV° Secolo, non muta l’assetto feudale di Bolognano, che rimane feudo dell’abbazia. Ulteriori notizie sul feudo si hanno allorché divenne commendatario di san Clemente Giovambattista Branconio, in anno 1517, che morì nel 1525 e al quale venne a succedere il nipote Alessandro Branconio. Già nel 1590 Girolamo Branconi, ripristinando la Chiesa di san Mauro presso Amiterno, antica proprietà del monastero casauriense, si dichiarava commendatario di quest’ultimo, barone di Alanno e di Bolognano, titoli e prerogative ribadite nel 1598. A Girolamo Branconio, nel 1629, venne a succedere il cardinale Antonio Barberini, che nel 1631, si disse utile signore e barone delle Terre di Alanno e Bolognano, e che a sua volta , nel 1633, fu seguito dal cardinale Giovan Battista Pallotta, il quale morì il 23 gennaio 1668, ma che già dal 1647 aveva rassegnato la commenda casauriense al cardinale Pietro Colonna, il quale si dichiarava utile signore e barone di Alanno e Bolognano . Dal 1674 al 1694 furono commendatari  i cardinali Antonio Bichi e Francesco Buonvisi, fino al 1706, anno della morte di quest’ultimo, ma , già il 23 aprile 1695, con istrumento del Notaio Perseo Capulli dell’Aquila , Muzio Branconi e Filippo Branconi dell’Aquila avevano alienato e ceduto il feudo di Bolognano al barone Filippo Ubaldo Nodari della stessa città.  Quest’ultimo, il 09 giugno 1700, sempre con atto del Notaio  Perseo Capulli, cedette il feudo di Bolognano al barone Girolamo Durini di Chieti che prese possesso il 17 agosto 1700, con atto del Notaio Giovan Loreto Tofani di Musellaro (..fu pagato il prezzo di ducati 14.200, compresi diversi crediti e fra questi ducati 1000 dall’Università di Bolognano e ducati 1200 dall’Università di Castiglione alla Pescara. Vi si legge pure compresa “ una casa, sue osteria di più membri, da cielo a terra, in luogo detto il Ponte di san Clemente, sotto il vocabolo di San Lorenzo e un pezzo di terra di tomola, seu moggia sei, coll’annuo peso enfiteutico perpetuo di libbre 4 di candele di cera, che si deve, ogn’anno, agli abati pro tempore di san Clemente della Pescara, nella festa di san Clemente.-addì 17 agosto 1700 il barone Don Girolamo Durini di Chieti, col concorso del camerario, massaro, cancelliere e civili del paese et alla presenza del giudice a contratti e del Notaio stipulatore Giovan Loreto Tofani, di Musellaro, davanti la Chiesa di santa Maria entro la Terra,congregati, prese possesso di tutti i beni feudali e burgensatici, dritti e privilegi sulla Terra di Bolognano,giusta la vendita fattagli dal barone Filippo Ubaldo Nodari di Aquila, con alberano del 21 aprile 1700, legalizzato con atto del notar Perseo Capulli di detta Città”)  . Con i Durini si chiude la serie dei feudatari di Bolognano, pervenuta sino all’anno 1806, anno, come è noto, della abrogazione della feudalità nel regno di Napoli, da parte di Giuseppe Bonaparte.